Category Archives: Racconti

NOTTURNA NOTTURNA

In vista una settimana torrida? Vuoi pedalare lo stesso?

Cosa c’è di meglio di un Grappa in notturna?

Ecco la ricetta giusta:

  • raccattare una bella manciata di ciclisti nottambuli;
  • partire da località FRESCADA alle ore 23:00 di venerdì 26 luglio dopo alcune foto di rito;
  • pedalare fino a Pederobba per strade secondarie, con arrivo alle 00:30 circa;
  • avvicinarsi a Semonzo con la dovuta calma;
  • rabboccare le borracce al fontanone/lavajo;
  • accensione della lampada frontale e inizio della scalata dei 28 tornanti;
  • breve fermata di controllo alla piana di Campocroce;
  • arrivare in cima alle ore 4 circa;
  • ristorarsi con panini a base di soppressa crudista vegana (per le bevande adeguate da vedere se si racimola l’ammiraglia, altrimenti si va ad acqua);
  • fotografare all’alba delle 5:30 circa;
  • scendere per le malghe e poi per la capra in direzione Fietta;
  • rientrare con percorso da definire prima della “grigliata” sull’asfalto rovente.

Due consigli per chi non ha mai provato quest’esperienza:

  1. portarsi appresso abbigliamento autunnale/invernale per l’attesa dell’alba e per la discesa;
  2. oltre al faro da manubrio non guasta il faro da casco.

Come accennato quest’anno probabilmente non ci sarà il supporto di un’auto, quindi ce la vedremo da soli con la notte, con la luna del cinquantennio, col silenzio, con la pendenza, con il rumore della catena e dei copertoni, con i suoni della natura della montagna.

A venerdì. Ciao

Frank

N.B.

Chi viene mi dia conferma così mi faccio affettare la giusta quantità del prezioso suino.

339 6947002

27 luglio 2018: IL MONTEGRAPPA … LA NOTTE … L’AVVENTURA … LA SFIDA di Paolo Schiavon

Buona la prima….è la frase tipica degli attori quando girano scene di film e riescono immediatamente ad immedesimarsi nel senso vero che il copione vuole comunicare allo spettatore.  E buona la prima, è stata l’edizione dello scorso anno della scalata notturna al Montegrappa. Ma in questo caso penso di poter dire tranquillamente…ottima la seconda.

E’ stato pubblicato il “diario di bordo” con il quale ho fissato alcune immagini di corsa e aveva l’obiettivo di raccontare,  appunto il Montegrappa, la notte, l’avventura, la sfida e tutto questo condensato in attimi.  Nelle righe che seguono invece, voglio raccontare sensazioni ed  emozioni,  che ho colto avendo seguito in macchina tutta la manifestazione, fortemente voluta e organizzata dal nostro randagio Francesco.  Passo a casa sua verso le 22,00 per mettere in macchina, cibo, bevande, vestiario,  necessari ad affrontare la nottata. Mi rendo conto subito che Francesco è tranquillissimo (sicuramente più di me),  sorridente, padrone della situazione,  e pronto a guidare i compagni di avventura. La cosa che mi colpisce di piu’ e’ la totale serenita’ della consorte in contrasto con le 1000 raccomandazioni della moglie del sottoscritto. Evidentemente l’esperienza di vita vissuta a fianco di un randagio fa la differenza e la percezione della difficoltà e del pericolo e’ molto diversa. Nel piazzale antistante la chiesa di Frescada (punto di ritrovo e partenza stabilito) troviamo lo sponsor Mario Goppion,  il presidente Raffaello Longo, Sandro Vian e un buon numero di soci. Il Presidente, sottolineando il grande valore sportivo della scalata notturna al Montegrappa raccomanda prudenza e augura buona fortuna a tutti i partecipanti.  Poi si scatenano i fotografi e tutti i presenti vogliono avere una foto ricordo con i protagonisti. Per la S. Lazzaro Goppion, oltre a Francesco erano presenti Leo, Martino e Adino che aveva invitato 4 loro amici appassionati di ciclismo Vintage e abituati a competizioni (eroica e simili) che sicuramente richiedono un impegno e una preparazione non convenzionali.  Fin da subito vedo che l’andatura è meno “spinta” rispetto allo scorso anno e la mia macchina dice che siamo tra i 30 (e anche meno) e i 35 (per qualche breve tratto), quindi corsa “al risparmio” pensando evidentemente alle difficoltà del percorso nelle ore successive. Nella marcia di avvicinamento a Pederobba dove è prevista la prima sosta al monumento dei francesi, Leo guida spesso il gruppo, con il consueto, totale e condivisibile rispetto del codice della strada. Martino si incarica di dargli il cambio senza strappi violenti. Al monumento dei francesi il clima e’ sereno e scherzoso. Qualche battuta, qualche foto e poi….via verso l’avventura, la sfida, il Monte Grappa.

Ho impresso nella mente la fatica e anche la sofferenza dello scorso anno affrontando le insidie della salita Monfenera e volevo cogliere qualche attimo che raccontasse questi stati d’animo. E invece nulla di tutto questo. Non ho sentito respiri affannosi,non ho visto biciclette zigzagare lottando contro la salita. Ho sentito invece chiacchere tranquille su questioni di vita quotidiana come se si fosse seduti al bar……incredibile ma vero Evidentemente l’esperienza passata e’ servita ad affrontare meglio il presente. Se penso che io per guidare l’ammiraglia ho chiesto l’assistenza di Gianfry, mi rendo conto delle differenze di allenamento ma anche di abitudine mentale a queste imprese. Arriviamo alla sosta sul monte Tomba dove i ciclisti si idratano e recuperano forze. Anche qui non si percepisce la fatica e l’umore e’ ottimo. Anche in questo caso per evidenziare la differenza con l’anno precedente, io e altri ci complimentiamo con Adino che, diversamente dallo scorso anno e’ molto tranquillo e rilassato. Si riparte in direzione dell’ “archeson” e delle malghe….la luna sparisce dietro la montagna e la notte, se possibile, si fa ancora più buia e la strada si fa terribilmente difficile. Io e Gianfry ci impressioniamo a guardare il dislivello tra un tornante e l’altro…la macchina va in seconda e i nostri eroi vanno più di noi…pazzesco…incredibile. In questo tratto un paio degli amici di Adino fanno gli extraterrestri e staccano il gruppo. A Leo invece accade l’impensabile, i crampi lo costringono a fermarsi. Qualche minuto di massaggi e poi ancora in sella, ancora la notte, la sfida, il Montegrappa. Sentito successivamente mi racconta di errori di alimentazione e idratazione. La cosa che piu’ mi ha colpito e’ sentire Leo (secondo lui il ciclismo e’ sofferenza oppure non e’ ciclismo) che conosce benissimo questa salita, parlare di difficolta di percepire lo spazio nella notte buia, di difficolta’ di orientamento. Mi ricordo allora le parole di Francesco lo scorso anno che mi parlava di un’altra dimensione, del silenzio, del rumore improvviso e inaspettato degli animali nel sottobosco…sensazioni forti. Andiamo avanti verso le malghe, e ci fermiamo in uno spazio vicino al salto della capra. Da qui mandiamo un saluto a Sandro che da casa sta aspettando le notizie di radiocorsa. Martino che si stava difendendo benissimo non perde occasione per commentare la prestazione sopra le aspettative di Adino. E qui la notte regala a me e Gianfry un altra sensazione forte. Sentiamo il concerto di campanacci delle mucche al pascolo, fermo la macchina, scendo, sento che le mucche sono solo a qualche metro da me, ma non le vedo. Anch’io in quel momento non ho la percezione dello spazio e di cio’ che mi circonda e istintivamente mi precipito in macchina. Anche Gianfry e’ affascinato e sembra quasi non credere di essere parte di questa avventura. Forse per esorcizzare il pericolo mi dice che si era anche addormentato, lasciandomi solo alla guida. Ma non era vero. Arriviamo a CimaGrappa dopo le 4. Il cielo e’ sereno, la luna ci regala una luce incredibile, l”orizzonte dipinto di rosso e’ un quadro di un grande pittore. Un contesto unico e indimenticabile per festeggiare il mio compleanno. La fatica lascia spazio alla gioia, per il traguardo raggiunto. Si ride, si scherza, si mangia e si brinda al mio compleanno, all’amicizia, e al ciclismo. Come se non bastasse quello che si e’ appena fatto, si parla di salite ancora più difficili. Il Montegrappa, la notte, l’avventura e la sfida…continua.

Paolo Schiavon

L’ORTLES di Francesco Pavan

Se ti dico Ortles mi guardi e dici ok, ma dentro di te non hai un’idea ben precisa.
Se invece ti dico Stelvio, se ti dico Gavia, una serie di immagini scorrono nella tua mente e pensi al mito………
Se ti dico randonnèe scuoti la testa e pensi ad un misto di difficoltà, lunghezza, autonomia, una situazione non sempre definita.
Se invece ti dico “giro in bici” ti vengono in mente il divertimento, il piacere, la sfida, il risultato.
Beh, sabato scorso ho partecipato alla Randonnèe Tour d’Ortles: un sogno.

ORTLES ATTESTATO 2018

Erano un po’ d’anni che ce l’avevo nel mirino e alla fine me la sono “portata a casa”.
Ma non è stato facile e provo a spiegarvi il perché.

Si tratta di un percorso MONUMENTALE che piano piano ti svuota.
Per i primi 120 chilometri devi affrontare 2 giganti buoni e poi, per i successivi 130, devi controllare 2 nanetti cattivi e non puoi sbagliare tattica di ingaggio. Perché?
Perché non è prevista assistenza.
Perché ti devi conquistare 4 vallate (in sequenza: Valtellina, Valcamonica, Val di Sole, Val Venosta) e, se per caso decidi di rinunciare a proseguire, per tornare a casa devi risalire i versanti che hai appena disceso!
Perché il clima non è mai mite: o fa caldo o trovi la neve.
Ma bando alla retorica, iniziamo.

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DAL DIARIO “FRANCO – BELGA” DI FRANCO PILLON DEL 23 aprile 2018

23 aprile 2018

Ore 18:30 casello di Preganziol….Si ritorna a casa con un’esperienza in più e con più amici.
Oggi è doveroso una citazione per i due autisti che si sono fatti 26 ore complessive di guida…
Grazie a Ciro e Grazie a Martino.

22 aprile 2018:
Oggi era la giornata dei “Ciclisti” e quindi non potevamo non essere presenti alla partenza.
Poi uno spuntino in compagnia e visione della diretta della corsa in lingua olandese.
Stasera ultima cena e poi si ritorna un pò a malincuore.

 

21 aprile 2018: il grande giorno

Giornata spettacolare, ambiente unico e compagnia sempre presente.
Giudizio all’unanimità:
“Beo, Beo, Beo, Beo, Beo”

20 aprile 2018

Sgambata mattutina con espatrio in Olanda direzione Maastrcht.
Pista ciclabile obbligatoria utilizzata da tutti con rigore, sistemazione della sella di Ermes da un negozio olandese trovato per strada che ci congeda senza chiederci nulla.
Gente disponibilissima per indicazioni, auto che si fermano per farti passare, nessun diverbio con automobilisti…
Adino: “Siamo in un film con attori veri…”

Un  lungo viaggio in ottima compagnia che termina al culmine di una cote di 2 km. che ci indica quale sarà il menù dei prossimi giorni.

 

19 aprile 2018 ore 6:00: PARTITI !!!

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RICCARDO BIFFIS: UN ALTRO MODO DI FARE CICLISMO (all’americana)

Ciao Sandro,

Ieri ho partecipato al raduno “Gravel” ad Abano Terme.

Tre i percorsi Km 60 -120-200.

70% ghiaia 30% asfalto.

Naturalmente come prima esperienza e visto il meteo ho scelto il più corta.

Ho avuto la piacevole compagnia di mia figlia Daniela che mi ha accompagnato in questo giro.

Diciamo subito che è un modo di andare in bici diverso da quello che siamo abituati, è un giro tranquillo ( ma anche qui chi ha gambe può andare veloce ) quasi una scampagnata, durante il giro trovi compagnia, puoi chiacchierare, fermarti per fare delle foto, fermati per attendere chi fora per ben due volte, e gli dai una camera d’aria per la ruota da 27.5 da montare sulla ruota da 26, magari hai anche il cestino per la merenda, non hai premura di ritornare a casa per mezzogiorno.

Purtroppo il meteo non era bellissimo, forte vento e gli ultimo 10 km di pioggia hanno un po’ dato fastidio.

Lati positivi: moltissimi ! Non hai le macchine che ti sfrecciano di lato, conosci altre persone; c’è chi arriva in treno con la bici, c’è chi arriva il giorno prima partendo da casa con la bici e il carrello con il cane; insomma il giro diventa molto vario e il tempo scorre piacevolmente.

Il fondo cambia in continuazione; asfalto, terra battuta, ghiaia, pozzanghere.

Poi arrivi , tutti in birreria .

E anche questo comunque è un bel allenamento, alla fine del giro le gambe ti fanno comunque male.

Velocità media Km/H 18.1 basta non avere premura.

Esperienza che ripeterò al più presto !

ciao a tutti

Riccardo Biffis

 

L’APPELLO DI ROBERTO, PREOCCUPATO PER AVER PERSO I COMPAGNI DI VIAGGIO …

Ciao Sandro,

volevo avere notizie dei miei valorosi compattrioti e compagni di lunghe battaglie ciclistiche.
Nella domenica del voto mi accingevo alla scalata della panoramica, quando un gruppo di valorosi ciclisti si scagliava con impeto sull’ impervia salita del Montello.

Il drappello di giovani eroi dava sfogo e vigore con la loro forza e, a suon di valorosi attacchi di pedale, avanzavano e conquistavano terreno al nemico. La loro avanzata era furibonda, ma perdevano commilitoni lungo l’ardua salita. Il drappello si sfaldava (io) ed arrancando, ma con sempre la bandiera della San Lazzaro nel cuore, giungevo in quel di Ciano dove però non trovavo traccia degli avventurosi eroi del pedale.

Ho vagato alla ricerca di quegli arditi verso Cornuda. Mi spingevo fino ad Onigo e Pederobba, ma nessuna traccia dei valorosi.

Pensando che dopo la furiosa conquista fossero tornati sui loro passi, me ne tornavo a casa, non prima di essermi attaccato a due baldanzose e irruenti donzelle del Santa Cristina che mi condussero fino a quel di Padernello dove proseguii verso casa.

Eroicamente percorrevo 97 Km e alle 12:30 entravo in polveriera dove adagiavo la mia arma da guerra stradale.

Roberto Rinaldi

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